Casi e Pubblicazioni legali

Sinistro Mortale in Cantiere - Risarcimento di Oltre un Milione di Euro

Ha sette cifre il risarcimento complessivamente riconosciuto ai due figli (assistiti dallo Studio Legale Chiarini) del muratore deceduto nove anni fa in un cantiere edile in Provincia di Pesaro per una tragica caduta. A stabilirlo è la sentenza pronunciata il 10 ottobre 2012 dal Dott. Mosci (Giudice del Tribunale di Pesaro), che ha liquidato un importo di oltre 1.200.000 euro – comprensivi di interessi e rivalutazione monetaria – a favore dei due giovani, ponendolo a carico dell’impresa responsabile e della relativa Compagnia di Assicurazione.

L’incidente mortale si era verificato il 27 dicembre 2003 quando Z., cittadino italiano di origini egiziane, si era recato in cantiere nonostante il periodo festivo per l’urgenza di “disarmare” un muro gettato prima di Natale e far proseguire i lavori rispettando le tempistiche imposte dall’impresa appaltatrice. L’impalcatura da quest’ultima allestita era però priva dei  parapetti e dei sistemi di sicurezza previsti dalla normativa di settore, il che aveva determinato la caduta da oltre quattro metri di altezza.

Per la vicenda già nel 2009 era intervenuta una sentenza penale del Tribunale di Pesaro, che aveva dichiarato il legale rappresentante dell’impresa appaltatrice colpevole del delitto di omicidio colposo per la morte di Z., condannandolo alla pena di un anno e mezzo di reclusione.

Nell’aprile scorso, poi, lo stesso Tribunale di Pesaro, sezione distaccata di Fano, aveva dichiarato la piena operatività della polizza assicurativa contratta dalla società, smentendo dunque le eccezioni avanzate dalla Compagnia di Assicurazione ed imponendo alla stessa di farsi carico del risarcimento ai due ragazzi, che oggi hanno rispettivamente 19 e 20 anni.

La ragguardevole entità del risarcimento è del tutto equilibrata se si commisura alla serietà del fatto e delle conseguenze che ne sono derivate” – afferma l’avv. Gabriele Chiarini di Pesaro, che difende i due giovani insieme ai colleghi Andrea Sisti e Lucia Spadoni. “I pregiudizi sofferti da X. e Y. sono stati, infatti, gravissimi, basti pensare che si trattava di due bambini di appena 10 ed 11 anni al momento del fatto. I due minori sono stati privati dell’unica figura genitoriale di riferimento e sono stati costretti a crescere in una asettica comunità educativa fino al raggiungimento della maggiore età, quando si sono dovuti avviare al lavoro per raggiungere l’indipendenza economica, abbandonando la scuola e rinunciando ad ogni aspirazione di crescita culturale e professionale”.

“La morte del padre – prosegue l’avv. Chiarini – ha quindi comportato per i bambini la perdita, devastante, dell’unico legame affettivo conosciuto ed il venir meno della loro unica ed esclusiva fonte di sostegno morale e materiale, con ogni evidente ripercussione sul corso della loro esistenza sia nell’immediato sia in prospettiva futura”.

“Particolarmente toccanti e significative si sono rivelate - a giudizio dell'avv. Sisti - le testimonianze delle educatrici, che hanno sottolineato le consistenti problematiche psicologiche e comportamentali derivate dall’evento luttuoso, ricordando altresì la speranza – dolorosamente coltivata invano sino all’ultimo dai due giovani (troppo grandi per essere adottati) – di poter essere inseriti in un contesto familiare che potesse in qualche modo lenire la perdita del genitore e consentire loro di ricreare una sfera stabile di affetti”.

“Ai ragazzi è stata, inoltre, sottratta quella che per i coetanei è una possibilità alquanto scontata: quella di portare a termini gli studi, di inseguire le proprie aspirazioni cercando di mettere a frutto le proprie inclinazioni. La maggiore età ha determinato per i ragazzi la perdita dell’unico supporto conosciuto e l’avvio al mondo del lavoro per garantirsi una difficile autosufficienza economica”.

Di certo non può trovarsi un valido palliativo, tanto meno economico, alla sofferenza vissuta da X. e Y., ritrovatisi bambini ad attendere invano il ritorno di un padre che rappresenta tutto il proprio nucleo familiare, per poi doversi adattare all’idea che quell’unica figura di riferimento è venuta a mancare, al crescere all’interno di una struttura, per quanto accogliente, che non è “casa”, al pensare al futuro con timore e senso di smarrimento, al diventare “grandi” in fretta accantonando anzitempo sogni, speranze ed ambizioni.

Tuttavia, per merito del recente provvedimento, è oggi possibile garantire loro un po’ di serenità economica per il futuro.